Nelle scuole campagna per la prevenzione del gioco d’azzardo

Fonte: Radio Vaticana del 29-09-2014

R. – Un adolescente su due dai 12 ai 18 anni – e la percentuale cresce man mano che si va avanti con l’età – gioca d’azzardo. Il gioco d’azzardo sarebbe vietato ai minorenni. Di fatto, un adolescente su due gioca e gioca nella piena e totale disattenzione degli adulti.

D. – E questa disattenzione può portare a comportamenti problematici e patologici …
R. – I minorenni non solo giocano, ma purtroppo poi abbiamo a che fare con una quota pari circa al dieci percento dei minorenni che giocano, che assume le caratteristiche del gioco problematico. Per esempio: il minorenne non è a conoscenza che sta facendo un gioco d’azzardo; ritiene che le sue abilità siano superiori al computer; il minorenne spende più di quanto dovrebbe e di quanto potrebbe. Insomma, il gioco diventa problematico nel dieci percento dei minorenni e, in una percentuale di questi, addirittura patologico. Dunque il problema si pone proprio perché il contatto con il gioco è troppo precoce, troppo pervasivo e gli adulti sono troppo assenti.

Tonino Cantelmi, Michele Cucuzza – Antonio Ventura – Olimpia Tarzia

D. – E tutto questo ha sullo sfondo un’età cruciale come quella dell’adolescenza …
R. – Durante l’adolescenza un po’ si confonde il gioco d’azzardo con il gusto della sfida, tipica dell’adolescenza e che andrebbe incoraggiata. Il problema è che oggi, nella totale disattenzione degli adulti, gli adolescenti sfidano il mondo giocando. È molto importante agire sulla consapevolezza dei ragazzi. Si tratta di recuperare non tanto un aspetto terapeutico quanto un aspetto educativo che viene a mancare.

D. – Cosa dovrebbe fare lo Stato?
R. – Lo Stato ha già vietato abbondantemente il gioco d’azzardo per gli adolescenti, i minorenni. Il problema è che questa norma viene a totalmente raggirata. I gestori delle sale consentono questo, ma soprattutto Internet, dove i ragazzi sono molto più abili e molto più svegli degli adulti, amplifica le possibilità di gioco. Allora non c’è tanto una norma ma un’educazione da raccomandare.

(Da Radio Vaticana)

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