Proposta di legge per prevenire e contrastare la dipendenza da gioco d’azzardo. Un solo merito: evidenzia il problema

Fonte Agenzia Sir del 17/06/2013

 

Prevenire e contrastare la diffusa dipendenza da gioco d’azzardo. È la finalità della proposta di legge “Disposizioni per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico”, presentata da 15 consiglieri della regione Lazio appartenenti ai gruppi di maggioranza e opposizione.

Una proposta ampia. Il testo di legge prevede che le sale da gioco non possono essere ubicate entro un raggio di trecento metri da istituti scolastici, centri giovanili, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale; fissa il divieto di pubblicizzare l’apertura o l’esercizio delle sale da gioco; determina l’obbligo per i gestori di esporre all’ingresso delle sale il materiale informativo predisposto dalle Aziende sanitarie, con il quale si spiegano i rischi correlati al gioco; contempla la realizzazione di corsi di formazione per il personale delle sale con l’obiettivo di prevenire gli eccessi di gioco e individuare le situazioni di rischio; istituisce campagne d’informazione e sensibilizzazione, anche tramite l’istituzione di un numero verde; contempla la promozione e il sostegno di attività condotte da associazioni e organizzazioni di volontariato impegnate a contrastare il fenomeno.

Attenti a demonizzare. “Questa proposta di legge ha un merito: evidenzia il problema”, ma è anche “un cumulo di buone intenzioni, per lo più scontate e vaghe, e una mescolanza disorganica d’interventi terapeutici, con qualche tentativo di prevenzione”. Questa è l’opinione di Tonino Cantelmi, membro dell’Associazione medici cattolici e presidente dell’Associazione psicologi e psichiatri italiani. Secondo Cantelmi, la proposta “andrebbe implementata con l’adozione di tre tavoli di lavoro coordinati che coinvolgano tutti i soggetti interessati, sanitari e sociali, privati e pubblici: uno sul problema sanitario, uno su quello educativo e uno sulle modalità dell’offerta di gioco”. Cantelmi spiega che “il gioco non è di per sé patologico e non va demonizzato”, infatti “i giocatori patologici sono il 3% della popolazione e per questi occorre creare una complessa rete territoriale che intervenga su più livelli”, accanto a questo occorre anche “educare al gioco i giovanissimi attraverso una forma di peer education, che sembra essere la risposta più importante per la prevenzione”. Per quanto riguarda i gestori, “piuttosto che vietare e reprimere, occorrerebbe premiare coloro che adottano sistemi per individuare i giocatori patologici e partecipano a iniziative di promozione del gioco sano”. “Quindi, grande plauso all’iniziativa – dice Cantelmi – purché si proceda su una strada che preveda dialogo con tutti i soggetti”.

Servono fondi. “È apprezzabile la seppur tardiva volontà di rimediare ai danni provocati dal gioco d’azzardo per colpa dell’assurda politica statale di liberalizzazioni, davvero bipartisan, invalsa dal 2003 fino ai nostri giorni”, sostiene Daniele Poto, ricercatore per Libera e giornalista, riguardo all’iniziativa. Ma “le proposte di legge regionali (Lazio, Lombardia ed Emilia) si succedono con non trascendentali possibilità di arrivare in porto secondo un lineare disegno legislativo”. Per Poto “il punto di partenza è il manchevole decreto della legge Balduzzi e il punto da riaffermare con estrema urgenza è il finanziamento del gioco azzardo patologico”: infatti “l’inserimento nei livelli essenziali di assistenza nelle Asl non ha valore se non viene finanziato, se non si prevede una devoluzione percentuale della movimentazione globale del gioco d’azzardo (88 miliardi nel 2012) ai fini della cura e del recupero dei giocatori compulsivi che secondo la stima del Cnr è di 800mila unità”. “Questa – secondo Poto – è l’inderogabile priorità con cui fare i conti, prima di tutte le norme sul contenimento della pubblicità e sul varo di strutture di controllo del fenomeno”.

a cura di Costantino Coros