QUESTIONARIO U.A.D.I. (Uso, Abuso e Dipendenza da Internet)

QUESTIONARIO U.A.D.I. (Uso, Abuso e Dipendenza da Internet)

Primo e unico test validato in Italia per la Dipendenza da Internet

Le innovazioni tecnologiche importanti spesso vengono vissute in modo ambivalente, accolte con entusiasmo ma anche con un certo timore. L’acceso dibattito nato intorno alla particolare seduttività di Internet continua a testimoniare questa tendenza anche nel nostro paese, dove Internet è una tecnologia importante che ha pervaso la collettività, modificandone le strutture.

L’interesse scientifico nei confronti degli aspetti psicologici e psicopatologici dell’uso della Rete si sta focalizzando sul fenomeno della dipendenza da Internet (Internet Addiction Disorder)

Finora gli studi psicologici sull’ argomento si sono interessati prevalentemente al fenomeno della dipendenza da Internet. In Italia,  è stata svolta una sola ricerca orientata in senso clinico, basata sulla somministrazione di tre strumenti: l’IAT di Young per la misura della dipendenza, il MMPI-2 e il BFQ (test di personalità).

I termini dipendenza, abuso o addiction sono stati finora utilizzati in riferimento a sostanze chimiche, ma ormai sempre più spesso si ritrovano nella letteratura scientifica riferimenti alle cosiddette “nuove dipendenze” in relazione a oggetti, strumenti, situazioni o comportamenti. Tutte le dipendenze comportamentali, dove non esiste un agente tossico paragonabile alla sostanza che induce dipendenza fisica, è sempre importante valutare il comportamento di abuso dei soggetti alla luce di eventuali variabili psicologiche e psicosociali preesistenti (ad es. difficoltà di relazione, belief patogeni e disadattivi, situazioni sociali carenti) o di concomitanti psicopatologie (ad es. una nevrosi ossessiva, un quadro depressivo).

Dal 1996 al 2000, Cantelmi precisa di aver avuto l’opportunità di esaminare solo sei pazienti rete-dipendenti (4 maschi e 2 femmine), giovani adulti di livello culturale medio-alto. I soggetti rientrano nella fascia d’età considerata a rischio per l’insorgenza della dipendenza da Internet (tra i 30 e i 35 anni). Tutti i pazienti, che utilizzano Internet da più di sei mesi, riferiscono di passare molte ore settimanali in rete (fino a 50), lamentando apatia, ansia, irrequietezza e anedonia off-line, nonchè una marcata compromissione della vita relazionale, scarso interesse per le relazioni
interpersonali e diminuito rendimento professionale. Ai fini diagnostici e terapeutici rimane di fondamentale interesse attuare ricerche su numeri elevati di soggetti che intrattengono con il computer una relazione privilegiata, a prescindere da chi ne fa uso per motivi di lavoro e di studio, con il preciso intento di mettere in evidenza particolari tratti di personalità che possano predisporre alla dipendenza da Internet o alle nuove forme di dipendenza.

IL QUESTIONARIO U.A.D.I.

Il questionario utilizzato,  indicato con la sigla U.A.D.I. (Uso, Abuso e Dipendenza da Internet), è composto da 80 item a 5 possibilità di risposta secondo una scala Likert, ed è stato inserito in un progetto di ricerca più ampio che prevedeva la somministrazione parallela di altri due strumenti: l’Internet Addiction Test (IAT) di Young , e il Minnesota Multiphasic Personality Inventory 2 (MMPI-2) , test di personalità. Le dimensioni teoriche di partenza per la stesura degli item sono tre: dipendenza, dissociazione, spazio psicologico. Per ognuna di esse sono stati considerati alcuni aspetti specifici: per la dimensione dipendenza (30 item): tolleranza, astinenza, impatto sulla vita reale (relazioni, salute, lavoro, abitudini), compulsività; per la dimensione dissociazione (30 item): esperienze sensoriali bizzarre, fuga-alienazione, identità, onnipotenza; per la dimensione spazio psicologico (20 item): ricerca di emozioni, sperimentazione di aspetti diversi del sé, regressione.
Gli 80 item, 20 dei quali sono stati posti in forma invertita per evitare il response set, contengono affermazioni in prima persona riguardanti l’uso di Internet. La griglia di risposta è costruita secondo una scala Likert a 5 punti: “assolutamente falso” (1), “piuttosto falso” (2), “né vero né falso” (3), “abbastanza vero” (4), “assolutamente vero” (5). Dieci item sono stati presi dall’ Internet Addiction Test (10) e opportunamente riarrangiati. Lo strumento, anonimo, presenta inizialmente una sezione per la raccolta di alcuni dati di natura generale riguardanti i soggetti: sesso, età, tempo di utilizzo complessivo di Internet e ore di collegamento settimanali, servizi di Internet utilizzati e scopo del collegamento, titolo di studio, stato civile e occupazione. Il tempo di somministrazione è risultato di 10/20 minuti per soggetto.

 

CONCLUSIONI

La ricerca ha consentito di costruire e validare, ancora in via preliminare, uno strumento per la rilevazione delle variabili psicologiche e psicopatologiche correlate all’ uso di Internet.

Dall’ analisi dei dati si potrebbe dire smentita la convinzione diffusa che i comportamenti di abuso in Internet riguardino maggiormente i soggetti che utilizzano questo strumento da molto tempo.  Grohol  ha affermato che gran parte dei soggetti che abusano di Internet hanno probabilmente scoperto da poco l’universo della Rete e ne sono rimasti profondamente affascinati.  Probabilmente sono proprio gli utenti più inesperti a spingere all’ estremo le condotte on-line, prima di raggiungere una seconda fase di allontanamento e declino dell’interesse (disillusion). La maggior parte di essi, solitamente, raggiunge una terza fase di equilibrio, caratterizzata da un uso di Internet responsabile e integrato con le attività della “vita reale”.

Lo strumento può dimostrarsi utile per l’individuazione del tipo e del grado di abuso che alcuni utenti fanno della Rete e aiutare l’operatore nella comprensione del tipo di funzione psicologica che questa tecnologia può svolgere per l’individuo.

 

Clicca qui per gli ARTICOLI ORIGINALI:

Journal of Psychopathology – UADI questionario di Cantelmi

Journal of Psychopathology – contributo allo studio delle variabili UADI

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