Roma Sette – Quei legami fragili nella Società Liquida

Ti prendo in moglie per sempre, anzi no! Alcuni dati segnalano la paura dei giovani di fare scelte “per sempre”. “Esserci”, “esserci–con”, “esserci–per”: questa è quella che possiamo definire la “progressione magnifica”, che permette di partire da un Io (l’esserci), per passare ad un Tu (l’“esserci–con”) e infine giungere ad un Noi (l’“esserci–per”), dimensione ultima e sola che apre alla generatività, alla creatività ed all’oblatività.
In questa progressione però irrompono le formidabili componenti della società tecnoliquida: il narcisismo e la sua forma virale su base digitale, la tecnomediazione della relazione, l’amicizia light, a portata di “click”, le relazioni virtuali, l’ipersessualizzazione dell’infanzia e il mostruoso incremento della cyberpornografia, la “gamizzazione” immersiva, la ricerca di emozioni forti, la velocità estrema. Il punto di partenza della “progressione magnifica” dunque sarebbe l’esserci, cioè l’identità. Le osservazioni condotte in piena postmodernità tecnoliquida, ci inducono a ritenere che esserci vuol dire oggi rinunciare ad una identità stabile, per entrare nell’unica dimensione possibile: quella della liquidità, ovvero quella dell’identità mutevole, difforme, dissociata e continuamente ambigua di chi è e al tempo stesso non è. In fondo la tecnologia digitale consente all’uomo e alla donna del terzo millennio di essere senza vincoli, di tecnomediare la relazione senza essere in relazione, di connettersi e di costruire legami liquidi, mutevoli, cangianti e in ogni istante fragili, privi di sostanza e di verifica, pronti ad essere interrotti. In altri termini oggi l’incontro tra due persone sempre più spesso si basa sulla soddisfazione narcisistica, individuale e direi solipsistica di un bisogno che incontra un altro bisogno, altrettanto narcisistico, individuale e solipsistico. Questo incontro si dispiega per un tempo limitato alla soddisfazione dei bisogni individuali e l’emergere di nuovi e contrastanti bisogni determina inevitabilmente la rottura del legame e la ricerca di nuovi incontri che sempre più avvengono in Rete. La fragilità dell’«essere–con» dei nostri tempi si evidenzia attraverso l’estrema debolezza dei legami affettivi, che manifestano una straordinaria instabilità. Alcuni studi sul benessere fanno osservare che la felicità non è correlata con l’incremento delle possibilità di scelta, ma gli stessi studi correlano la felicità con il possedere invece un “criterio” per scegliere.
Avere un criterio per scegliere rimanda ad altro: progetti, idee, identità.
Ed ecco che il cerchio si chiude: il tema della liquidità è sostanzialmente il tema della rinuncia ad avere criteri (cioè dimensioni di senso ben definite).
Ma questa rinuncia ha un prezzo: l’infelicità. La chiave di volta per la felicità è dunque il discernimento, cioè avere criteri per scegliere: ecco ciò che dobbiamo consegnare ai giovani!

Fonte: Roma Sette del 21/10/2018 – Pianeta Giovani Rubrica a cura di Tonino Cantelmi

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