Il Revenge porn è reato ma sarà sufficiente a bloccare la pornografia naive?

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“Ben venga la legge ma soprattutto attendiamo la responsabilizzazione dei signori del web”.

di Tonino Cantelmi, psicologo e psicoterapeuta

4 aprile 2019

Nei giorni scorsi, la Camera ha approvato il testo sul Codice rosso, che contiene anche le norme sul revenge porn. La mozione è passata a Palazzo Madama con 380 voti favorevoli. Hanno votato a favore tutti i gruppi, tranne il Pd e Leu che si sono astenuti. Al momento della proclamazione del voto in segno di rispetto per tutte le vittime, i deputati grillini hanno posato un fiore rosso sui loro scranni, quelli leghisti hanno esibito un nastrino dello stesso colore.

Troppi adolescenti scattano foto “sessuali” di sé stessi o dei loro coetanei e registrano video osé per poi postare tutto sulle chat o diffonderli attraverso social. Spesso tutto questo avviene senza il consenso della “vittima”. Almeno 1 adolescente su 4 fa sexthing. Per gli adulti le cose non cambiano, anzi forse lo fanno anche di più, generando una pornografia naive (ma mica tanto) per usi più o meno privati.

Questa sorta di esibizionismo sessuale è un fenomeno di massa e deve interrogarci. L’intimo è sacrificato sugli altari dell’apparire, dello stupire, dei like e del piacere. Poi succede che qualcuno, per dispetto o per vendetta, magari perché lasciato per qualcun altro, decida di utilizzare questo materiale contro la “vittima”. Il caso di Tiziana Cantone, che si è suicidata perché non ha potuto impedire la diffusione di un video porno in cui lei era protagonista, è esplicativo. È stata uccisa dalla crudeltà del web e da chi ne fa un uso distorto.

Oggi tutto questo è reato. Ben venga. Ma per me non basta. Non basta punire chi mette alla gogna attraverso il revenge porn la vittima del momento. Dal mio punto di vista occorre mettere in discussione i giganti del web, come Facebook, Google, Youtube, che rendono possibile tutto questo. L’opera di alcuni sciacalli è quasi incancellabile. Occorre che queste grandi aziende decidano di bloccare sul nascere l’uso distorto e crudele del mondo digitale. Ben venga dunque la legge sul revenge porn, votata all’unanimità dal Parlamento italiano. Ma soprattutto attendiamo la responsabilizzazione dei signori del web, che in fondo hanno guadagnato troppi soldi sulle disavventure di persone forse ingenue o forse no, ma comunque vittime.

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