Ieri Infermieri eroi, oggi untori, domani dimenticati e depressi.

Questo post è dedicato a tutti gli operatori che hanno affrontato o stanno ancora affrontando il Coronavirus: dietro tute, maschere, visiere e calzari, sono in migliaia i  professionisti coinvolti nell’assistenza e cura dei pazienti Covid-19 positivi.

Lo vediamo ogni giorno negli occhi dei colleghi, nelle loro reazioni e nei loro silenzi, siamo tutti esausti. E se inizialmente la popolazione con tutti i suoi incitamenti ci forniva la giusta motivazione per proseguire, con il tempo non è più stato sufficiente essere definiti infermieri eroi. Anche perché dopo sono arrivate le lettere minatorie e infine sono emersi casi in cui diversi colleghi sono stati attaccati e umiliati solo perché facevano la spesa (link a fine post). Da paladini della sanità a reietti della società il passo è stato breve.

Persone non Infermieri eroi!

Infermieri, medici e oss, sono ancora persone ed è necessario ricordarsi che i super-eroi sono reali soltanto nei fumetti, nella vita reale chi affronta una battaglia simile non se ne esce se non con cicatrici profonde, mai del tutto curabili, e dimenticarsi di questo piccolo particolare è un’irresponsabilità irreparabile. Dopo tutto questo bisognerà prendersi cura di chi si è preso cura di noi.

Operatori sanitari: ieri infermieri eroi, oggi untori, domani dimenticati e depressi.

Partiamo dal presupposto che, di per sé, l’ambiente sanitario e il lavoro in ospedale è causa di forte stress. La situazione ordinaria nel campo sanitario è quella in cui abitualmente gli operatori affrontano un enorme numero di fattori stressogeni: turni di lavoro incalzanti, fatica fisica ed emotiva, altissime responsabilità, continuo contatto con la sofferenza altrui, carenza di personale, ferie non godute, accumulo continuo di straordinari. Questo, viene percepito come lo stato naturale delle cose: situazioni che farebbero rabbrividire moltissimi altri settori del privato e della pubblica amministrazione, in sanità sono assunti come ovvi e normaliPer un sanitario è normale essere stressato.

Coronavirus: abbiamo pagato il prezzo più alto

A tutto questo è stato aggiunta un’emergenza mai affrontata prima dal mondo occidentale: l’epidemia da Coronavirus e il Covid-19 e i sanitari ne stanno pagando il prezzo più alto di tutti. Non solo subendo il contenimento, sacrosanto e necessario, ma vivendo in prima linea l’onere di curare tutti i cittadini colpiti da questa piaga, spesso accompagnare chi è senza speranza o peggio restituire quel briciolo di dignità necessaria ai caduti.

Davanti infermieri eroi, dietro untori infetti

Basta scorrere Facebook per leggere i post di decine d’infermieri che provano sulla loro pelle lo stigma di untori e infetti. Lettere orribili di condomini che minacciano gli eroi di non utilizzare luoghi comuni dell’abitato come l’ascensore o particolari zone della casa per non infettarne gli abitanti. Dando per assunto il fatto che siano automaticamente affetti.

Dalle pagine di Repubblica Salute, Tonino Cantelmi, presidente dell’Istituto di terapia cognitivo-interpersonale (Itci) e coautore dello studio ‘Covid-19: impatto sulla salute mentale e supporto psicosociale‘ denuncia:

In qualche modo chi sta pagando un prezzo molto alto in termini di stigma sono gli operatori sociosanitari che se da un lato vengono esaltati, ammirati, quasi vissuti come degli eroi, dall’altro rischiano di essere gli untori e come tali possono essere vissuti dai familiari o dalle persone conviventi.Non solo stanno svolgendo un lavoro enorme, ma devono gestire un trauma incredibile, perché vedono morire persone. In aggiunta a
questo, sono costretti a un isolamento affettivo e stanno in quarantena dentro la loro stessa casa“.

A rischio depressione entro i prossimi cinque anni

Isolati non solo dal resto della loro comunità ma spesso autoconfinati dalle loro famiglie, volontariamente o meno, per l’alto rischio di contagiarne i membri, gli infermieri sono vittime due volte del Coronavirus. Sempre dall’articolo prima citato, Cantelmi afferma che medici, infermieri ed altri operatori sanitari sono ad altissimo rischio di depressione nei giorni a venire:

Abbiamo molti studi condotti nel mondo in situazioni simili al Covid-19, come la Sars o altre epidemie, che evidenziano come gli operatori sociosanitari impegnati in prima linea siano a rischio per la loro salute mentale e che nel tempo possono sviluppare un disturbo da trauma che si puo’ manifestare negli anni successivi. Il disagio si concretizza in disturbi dell’umore e reazioni ansiose connesse a frammenti di vissuti traumatici che si riattivano durante i periodi successivi“.

Un imponente studio su 1257 operatori sanitari che hanno curato e assistito i pazienti affetti da Covid-19 in Cina ha rilevato che gli operatori sanitari presentano sin da subito sintomi come depressione, ansia, insonnia e distress.

Questi, secondo Catelmi, rappresentano una delle categorie con necessità impellente di supporto psicosociale perché, o i sintomi più gravi sono già in atto o comunque si presenteranno in futuro, entro i primi cinque anni.

Conte lo ha promesso: “Non ci dimenticheremo di voi!”

Leggendo una lettera di un’infermiera alla Camera, il premier Conte ha promesso:

…lo dico a nome del Governo, ma sono sicuro che tutti i membri del Parlamento possano ritrovarsi in quest’impegno, non ci dimenticheremo di voi e di queste giornate così rischiose e stressanti…

Ma in che modo questa promessa verrà rispettata dalla politica, già responsabile di tagli al personale e alla sanità? In che modo potrà, il premier Conte, onorare questo impegno? Dalle parole del portavoce FNOPI Tonino Aceti, nelle pagine di Quotidianosanita.it, possiamo raccogliere e consigliare tre valide proposte che anche noi della redazione di DimensioneInfermiere.it condividiamo:

  • Supporto psicologico ed economico atto a compensare il grande sacrificio subito dagli infermieri durante l’emergenza Covid-19;
  • Colmare la carenza di personale infermieristico di circa 70 mila infermieri entro cinque anni;
  • Allivellare la retribuzione economica all’effettiva responsabilità e competenza della professione infermieristica basandosi su validati standard europei.

Solo la piena soddisfazione di almeno queste tre proposte potrà essere sufficiente affinché la sua promessa venga onorata. Perciò, è ancora sicuro di riuscire a mantenere il suo impegno…

…caro Premier Conte?