La famiglia oltre il post-familiare

Si parla di postmoderno, postumano (contrapposto al transumano), post-tecnologico… e anche di post-familiare, aggettivo riferimento alla sorte (o al tramonto) della famiglia. 

Il sociologo Pierpaolo Donati scrive nel Rapporto Cisf 2020: “Bisogna prendere atto che nel prossimo futuro la società sarà sempre meno “famigliare” nel senso in cui l’hanno conosciuta le generazioni precedenti. Stiamo entrando in una società postfamigliare. Una società in cui le famiglie si andranno frammentando, scomponendosi e ricomponendosi sulla base di giochi relazionali che abbandonano la struttura sociale della famiglia come intreccio fra la relazione sponsale e quella genitoriale. Si può essere coppia senza impegni matrimoniali, e anche senza convivere assieme; la coppia può essere ristretta ai due partner o includere relazioni più ampie; si può essere genitori senza aver generato i figli con rapporti naturali, ma mediante l’uso di varie tecnologie riproduttive, fino al ricorso alla maternità surrogata. Fare coppia ed essere genitori sono due possibilità che rispondono a progetti diversi di vita, vanno per conto loro. La famiglia classica composta di madre, padre e figli naturali o adottivi diventa solo una delle tante possibilità di chiamarsi famiglia”. Pur nella libertà di sposarsi e di costituire una famiglia (per esempio articolo 9 Carta di Nizza) non ci si dimentichi che la famiglia è il contrario di egoismo e individualismo e che è prioritario l’interesse superiore del fanciullo. Famiglia: non è solo vivere insieme, ma saper vivere insieme, poter vivere insieme, voler vivere insieme. Famiglia: “ambiente naturale per la crescita ed il benessere di tutti i suoi membri ed in particolare dei fanciulli” (dal Preambolo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia). 

Il sociologo Donati aggiunge: “L’alternativa alla famiglia post-umana esiste ed è quella che possiamo chiamare “famiglia relazionale”, nella quale le relazioni fra uomini e donne, così come fra generazioni, sono caratterizzate dalla fiducia, cooperazione e reciprocità come progetto riflessivo di vita. Cioè una struttura sociale di relazioni di cura che ha in sé, per via della generatività della coppia e della trasmissione generazionale, la capacità di realizzare un progetto specifico di vita in comune. […] La “famiglia relazionale” è bensì una famiglia che si prende cura dell’Altro, ma lo fa guardando alla bontà delle relazioni familiari e dei frutti che portano, dando priorità alla relazione sull’interesse individuale, nella consapevolezza che solo certe relazioni, quelle del genoma naturale specifico della famiglia, possono assicurare l’identità umana, sessuata e generazionale di ciascuno, nella sinergia delle differenze”. Anche se cambia (etimologicamente “cambiare” deriverebbe dal greco “kàmbein” col significato di “curvare, piegare, girare intorno”) nel tempo e nello spazio, la famiglia si regge su pilastri necessari, quali il rispetto (concetto che richiama lo sguardo, imprescindibile in una famiglia), la reciprocità, i diritti, la dignità di ognuno. In particolare si ricordi che la famiglia è un diritto della persona minore quale ambiente dove crescere ed essere educato (dalla legge 184/1983 “Diritto del minore ad una famiglia”). 

Lo psichiatra e psicoterapeuta Tonino Cantelmi nello stesso Rapporto Cisf specifica: “Se l’identità è liquida, anche il legame interpersonale diventa liquido, cangiante, mutevole, individualista e dunque fragile. L’uomo del terzo millennio sembra rinunciare alla possibilità di un futuro e sembra concentrarsi sull’unica opzione possibile, quella del presente occasionale, del momento, dell’istante. Ecco dunque la metamorfosi della famiglia. Se i legami sono light, connessioni mutevoli svincolate da progettualità e percorsi di crescita, privi di generatività e prevalentemente sessualizzati, se tutto questo ha il sopravvento, quando parliamo di famiglia, di cosa parliamo? Direi che oggi parliamo soprattutto di monadi individuali: la famiglia coincide con l’individuo, che più o meno occasionalmente incrocia altri individui, con i quali sciama e disegna realtà instabili e mutevoli proprio come fanno gli sciami di insetti. Generare significa innanzitutto soddisfare il desiderio di figli, sempre in contesti più o meno individuali o paraindividuali, ed è staccato e nettamente separato da ogni aspetto di oblatività”. 

Famiglia è fattività, progettualità, responsabilità: doveri e obblighi verso le nuove generazioni, come si ricava pure dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, perché la “sostenibilità” comincia in famiglia, da ogni famiglia. In famiglia non si ritenga niente e nessuno scontato, non si banalizzi la quotidianità, non si trascuri alcun segno o segnale: in famiglia bisogna tornare a dedicarsi tempo e sguardo. È questa l’essenza dell’assistenza morale che ci si deve tra coniugi (articolo 143 codice civile) e si deve ai figli (articolo 147 codice civile). La famiglia è fondamentale e bisogna darle fondamenti (tra cui la cosiddetta “amicizia coniugale”). La formulazione dell’articolo 143 codice civile non è mera teoria ma è la base su cui costruire, modulare la propria vita matrimoniale e familiare anche secondo le indicazioni dell’articolo 144 codice civile.

“[…] perché nel prossimo futuro la società sarà sempre meno ‘familiare’ nel senso in cui l’hanno conosciuta le generazioni precedenti. Scarsa propensione al matrimonio, calo demografico, famiglie monogenitoriali o con un solo componente: la geografia delle relazioni familiari sta diventando sempre più complessa e frammentata e, allo stesso tempo, sempre più svincolata da assetti formali e responsabilità (genitoriali e sociali) che riconducono alla famiglia classica” (dal rapporto Cisf 2020). I bambini intravedono la famiglia negli animali (tanto che, per esempio, parlano di ragnetto figlio, mamma ragno e papà ragno), disegnano la famiglia, rappresentano la famiglia nei loro giochi simbolici o di ruolo. I bambini hanno un senso di famiglia e di casa che gli adulti (o pseudotali) ignorano o calpestano. Per recuperare i principi educativi e di vita bisognerebbe tornare a osservare i bambini come hanno fatto i grandi della psicologia e della pedagogia, come Jean Piaget e Maria Montessori. 

Il Rapporto Cisf 2020 “La famiglia nella società post-familiare” ha evidenziato la cosiddetta “evaporazione della famiglia” che si è andata manifestando negli ultimi trent’anni, al tempo stesso la Dichiarazione della FAFCE (Federazione delle associazioni familiari cattoliche in Europa, 5 giugno 2020) ha sottolineato che “Nell’emergenza Covid-19 la famiglia è stata la roccia su cui sono rimaste salde le vite delle persone”. La famiglia, anche se avversata, abbandonata, allontanata o lacerata, è e rimane punto di riferimento. 

Nell’articolo 29 comma 1 della Costituzione, nel Preambolo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e in altre fonti internazionali la famiglia è definita “naturale”, dal verbo latino “nasci”, “nascere”: la famiglia è come un terreno, ha bisogno di semi, acqua, stagioni, tempo, braccia che vi lavorino e che la si rispetti.

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