Poveri multati per assembramento. Abbruttimento della nostra realtà e solidarietà. Lettura costruttiva: dalla confort zone al welfare generativo.

Discernimento, solidarietà, coscienza inclusiva  

È questa la riflessione che, di impatto, mi sollecita il fatto di cronaca accaduto a Genova nei giorni scorsi, che ha visto la Polizia Municipale multare, per assembramento e mancato rispetto delle regole Covid, dei poveri in attesa di un pasto caldo alla mensa per i senzatetto. Discernimento non o, per lo meno, non solo, delle forze dell’ordine che, in fin dei conti non hanno fatto che applicare la legge, ma anche di coloro che hanno effettuato la segnalazione: residenti e, come dichiarato, alcuni volontari della stessa mensa dei poveri.  

«l virus si sconfigge soprattutto con il discernimento e la solidarietà»

Dare un senso alla paura 

Non serve recriminare sull’accaduto, né scagliarsi in maniera critica ed accusatoria sui protagonisti di questa vicenda, ma occorre darne una lettura trasversale e costruttiva, affinché la paura del contagio, trasformata in fobia sociale, non annichilisca le coscienze e quel senso di solidarietà, un tempo valore e risorsa e, far sì che la paura degli enti filantropici di essere multati per il mancato rispetto delle regole dei DPCM, prevalga, inducendo, in maniera improduttiva, gli stessi operatori, a segnalare i destinatari della loro attività.  

Dalla governance al welfare generativo 

Forse il Covid ha messo a nudo l’abbrutimento e le storture delle nostre realtà. Forse è questo il caso in cui le Politiche Pubbliche, in materia di sociale, avrebbero dovuto fare la loro parte, applicando quei tanto decantati principi di governance e di sussidiarietà, attraverso interventi integrati e sapientemente strutturati, capaci di andare all’origine delle ragioni di quanti accedono ai quei servizi di accoglienza.  

Forse è arrivato il momento che gli operatori dei servizi socioassistenziali abbandonino le loro confort zone e scendano in trincea, che i servizi sociali non siano più il luogo dove collocare vite di scarto, complici di quelle strutture sociali dove il benessere si basa sull’esclusione dei fragili.  

Forse è arrivato il momento di applicare in concreto il welfare generativo, mediante professionisti capaci di gestire i paradossi derivanti dalle diverse rappresentazioni dei bisogni, capaci di organizzare ed orientare le realtà, specie quelle micro, in cui si collocano le politiche sociali, perché dietro quel pasto elemosinato, quella mascherina usurata o non indossata, quella distanza mancata, ci sono storie e vite vissute ai margini, c’è la ricerca di una vicinanza non solo fisica ma empatica, ci sono uomini e donne invisibili che non hanno più una identità e che, paradossalmente, anche se solo per un momento, hanno rivendicato il loro diritto ad esistere in quelle generalità comunicate agli agenti che li hanno, così frettolosamente, sanzionati.  

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