Tonino Cantelmi: dare speranza nell’angoscia

Qualche settimana fa è stato pubblicato da Avvenire un documento di ‘semplici fedeli legati da una traccia di amicizia operosa nella Fede cristiana, impegnati in opere sociali o in un reciproco aiuto per il bene comune’, intitolato ‘Perché sia accolta anche l’emergenza dello spirito’, in cui è stata espressa piena unità a papa Francesco e sostegno ai vescovi italiani per le difficili (e non sempre comprese) scelte che hanno dovuto assumere in questa emergenza per il coronavirus: 

“Nella grave prova di questi giorni percossi dal contagio virale desideriamo umilmente esprimere, con ancora maggiori verità e struggimento, gratitudine e sequela al Santo Padre e alla Chiesa”. A nome proprio o delle sigle associative di differente sensibilità e fronte di impegno, i firmatari affermano che sono anzitutto di “grande aiuto il gesto di offerta dell’Italia alla Madonna del Divino Amore che papa Francesco ha voluto compiere l’11 marzo e il suo pellegrinaggio del 15 marzo per le vie di Roma per pregare la Salus Populi Romani e il Crocefisso della chiesa di san Marcello al Corso, indicandoci la possibilità di una adeguata – seppur vertiginosa- posizione umana per stare di fronte alle drammatiche circostanze attraverso cui il Mistero ci provoca”.

Evocando l’impegno di molte realtà e personalità firmatarie contro il suicidio assistito, sfociato nei mesi scorsi in iniziative e documenti pubblici, il testo ha ricordato che la faticosa e spesso dolorosa esperienza della crisi che stiamo attraversando richiama l’attenzione di tutti sul “valore fondamentale della vita e di quel suo senso costitutivo di appartenenza di cui ora percepiamo la mancanza fisica, ma di cui dovremmo sempre stupirci come un ‘miracolo, un effetto esclusivo della Grazia’ (Albert Camus, Il primo uomo)”.

Inoltre i promotori hanno mostrato vicinanza “ai Vescovi italiani, che hanno testimoniato una non scontata assunzione di responsabilità per sostenere la lotta contro la pandemia, accettando il sacrificio più grande, la rinuncia cioè alla condivisione dell’Eucarestia, quel Gesto che rende possibile il cammino stesso della ‘nuova creatura’ rifatta dalla potenza di Dio. E ciò affinché il Sistema sanitario nazionale regga e rifugga da quella ‘globalizzazione dell’indifferenza’ da cui ci ha messo in guardia papa Francesco, ove la singola persona può divenire secondaria nell’enorme e necessario sforzo di salvare la tenuta complessiva”.

Al presidente dell’Aippc (Ass. Italiana Psicologi E Psichiatri Cattolici), prof. Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta, abbiamo chiesto di illustrare quale ‘tempo’ ci attende dopo l’emergenza del coronavirus: “A mio parere nulla sarà più come prima. La pandemia COVID-19 segna il cambiamento d’epoca di cui ci ha parlato papa Francesco. 

Questi mesi e forse anche più costituiscono un tempo di profondo cambiamento sociale ed economico, oltre che psicologico. Sociale, perché saremo costretti a rivedere modelli di comportamento, assetti economici, innovazioni irreversibili. Psicologico, perché l’esplosione della tecnomediazione della relazione che caratterizza questo periodo farà sì che la rivoluzione digitale possa compiere un passo ulteriore, verso cioè forme più esasperate di tecnomediazione della relazione”.

Questo tempo di ‘isolamento’ quale influenza avrà nei nostri rapporti?

“Il COVID-19 ci ha costretto ad avere più diffidenza nel contatto sociale. Per recuperare la diffidenza e vincere l’individualismo ci vorrà molto tempo. Ma soprattutto la vera novità è che stiamo sperimentando modelli relazionali sempre più esasperatamente tecnomediati. Secondo me questo sarà il vero cambiamento. 

Tenderemo a lavorare in modo isolato da casa più di prima, tenderemo ad evitare riunioni ed incontri e a tecnomediare e ebenti gruppali o percorsi formativi, in altri termini questa esperienza sta facendo compiere all’umanità un ulteriore salto verso la rivoluzione digitale. Questo nel bene e nel male”.

Cosa possono scoprire le famiglie da questa ‘reclusione’?

 “Per molti questo periodo di forzata convivenza è un po’ il momento della verità: quello di perdonarsi e di ricominciare, o addirittura quello di riscoprire le relazioni familiari. Per molti può dunque essere davvero l’opportunità di scoprire nuove vicinanze. 

Se per guadagnarsi questa opportunità è necessario passare attraverso un momento di crisi, di litigio o di altro, non c’è da preoccuparsi. Io direi: litigate pure; questo tempo ‘costretto’ tra le mura domestiche potrebbe essere un’occasione straordinaria per ricostruire i rapporti attraverso il perdono reciproco”.

E la preghiera quale ruolo ha?

“Fondamentale, perché la preghiera interiore aiuta a guardarsi dentro, a rivedere se stessi e a preparare la riconciliazione. Inoltre la preghiera insieme, come la recita del rosario dello scorso 19 marzo, oltre ad essere un atto di affidamento a Dio, costituisce una fonte di rassicurazione e di sostegno reciproco che accompagna e rafforza la riconciliazione”.

Come dare speranza a chi ora è nell’angoscia?

“Nel libro ‘Uno psicologo nel lager’ di Viktor Frankl, l’autore ricorda la sua esperienza terrificante nei campi di concentramento. Frankl sostiene che ciò che lo ha davvero lo ha tenuto in vita è stata la speranza in un futuro migliore. Ecco credo che la capacità di pensare al futuro e di sostenere la speranza sia la risposta migliore all’angoscia. La speranza è una funzione psichica molto importante che consiste nella capacità cognitiva ma anche emotivo-affettiva di confidare nel fatto che ogni problema contiene in sè una soluzioni: come ha detto papa Francesco in più occasioni, ogni crisi è anche una straordinaria opportunità”.

FONTE: http://www.korazym.org/40195/tonino-cantelmi-dare-speranza-nellangoscia/